Il ruolo dell’insegnante

Insegnare è una responsabilità.Un maestro non dovrebbe mai creare dipendenza negli allievi, bensì trasmettere l’importanza del praticare anche al di fuori della classe, in solitudine, facendo diventare lo yoga una sana abitudine. Per avere energia, forza, potere, è indispensabile una pratica quotidiana; immaginiamo un apparecchio elettronico senza la ricarica è solo un pezzo di plastica inutile, una forma di ricarica è fondamentale anche per noi.

Lo yoga sotto alcuni aspetti è personale, ognuno ha gusti e attitudini diversi, è più incline a una determinata pratica; quindi gli studenti devono sperimentare ampiamente per poi selezionare la parte che preferiscono, che è più vicina a loro nel profondo. So che alcuni maestri non la pensano così, io ritengo sia importante perché per praticare una disciplina facendola diventare parte di noi, è necessario innanzitutto amarla e riconoscerla.  Meraviglioso fare yoga in gruppo, seguire un maestro, ma non basta per migliorare davvero la qualità della vita, dobbiamo praticare regolarmente, anche per pochi istanti al giorno, ritagliando un piccolo spazio nella frenesia del mondo. Si comincia con una piccola pratica quotidiana di 3 minuti, scegliendo qualcosa che ci piace davvero, lentamente diventerà un appuntamento a cui è impossibile mancare poiché foriero di armonia.

Anche io, come tutti, ho iniziato sostenendomi con la forza di volontà, soprattutto quand’ero principiante non è stato facile portare avanti un lavoro per 40 o 90 giorni di seguito, ascoltando l’incitamento dei miei maestri che mi avevano spronato a non interrompere mai, per nessuna ragione. Poi, a un certo punto del percorso, mi sono accorta che non c’era più alcun senso del dovere, soltanto gioia pura, praticavo semplicemente perché mi faceva stare bene, era naturale.

Un insegnante deve tenere sotto controllo l’ego, toglierlo di dosso come fosse un indumento. Consapevole di essere un maestro deve restare sempre anche uno studente.

Una classe non è un teatro, un insegnante non è l’interprete di uno show, ma è a servizio degli allievi, è solo uno strumento.

Insegnare è come meditare, la conoscenza della tecnica deve essere accompagnata dall’intuito  che permette di muoversi bene in ogni situazione.

La vera prova è portare lo yoga nella vita; questa è la sfida: diventare uno yoga vivente!

Secondo gli indiani gli occidentali non sono degni di stare nel sistema delle caste, sono sotto l’ultimo livello. In India è quasi impossibile praticare Kundalini, perché gli occidentali non devono attingere a una pratica tanto potente, il Kundalini viene praticato in privato, all’interno delle famiglie.

 

Codice dell’Insegnante

5 regole:

 

  1. Non sono una donna
  2. Non sono un uomo
  3. Non sono una persona
  4. Non sono me stesso
  5. Sono un insegnante

 

Il senso di questo codice è quello di eliminare limiti e paure per avanzare. Comunque a un insegnante può capitare di sbagliare, è normale, poiché è umano esattamente come gli altri, proprio per questo è importante che abbia sempre con sé la sequenza scritta degli esercizi. Nel Kundalini esistono delle formule, delle ricetta perfette che si tramandano da secoli denominate Krya. Le Kria più comuni sono mille, in tutto circa cinquemila, è impossibile ricordarle tutte, non bisogna avere la arroganza di pensare “non mi serve la sequenza scritta, tanto me la ricordo”. L’efficacia è determinata anche dall’ordine in cui ogni esercizio viene praticato, è sciocco peccare di presunzione, quando un memorandum evita gli errori. Alcune Krya sono davvero stampate nella mia memoria, specialmente quelle che ho praticato per novanta giorni di seguito, eppure quando le insegno preferisco avere con me la scaletta, la considero una forma di rispetto verso i miei allievi.

Per essere un insegnante è fondamentale restare nel flusso della vita mantenendo il cuore aperto e una fiducia nell’universo che è un dovere trasmettere. Perché è attraverso la fiducia, la determinazione, l’impegno, che si ricevono doni meravigliosi.

 

Federica Morrone

 

 

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