Yoga in Volo

L’idea di restare sospesa nell’aria mi appartiene fin dai sogni ricorrenti di bambina. Ero in volo sulla città, sul rigoglioso giardino dove passavo ore a giocare, quando iniziavo a correre i passi sempre più veloci diventavano falcate nell’aria. Mi alzavo da terra con incredibile facilità.

Potere dell’immaginazione.

Eppure una parte di me era convinta di viaggiare davvero in quel modo, sentivo il vento sulla pelle.

Sono sempre i bambini a rinnovare la magia, mia figlia, quando aveva tre anni, vedendomi meditare a lungo nella posizione del loto, diceva che a un certo punto io mi alzavo dal suolo. Era così felice nel rivelarmelo. Ovviamente non sono attrezzata per la levitazione, anche se confesso che mi piaceva parecchio sentirglielo ripetere. Una mamma volatile, mica male!

I voli pindarici mi sono congeniali, semmai ho qualche problema con il restare con i piedi per terra. Lo yoga in questo è stato fondamentale. Ognuno compie il proprio viaggio, l’importante è raggiungere la circolarità, toccare il cielo e la superficie, l’etere e la materia. Per molti la pratica è necessaria per l’elevazione, per me è stata indispensabile per entrare e stare comoda nel mio corpo. Ero tutta fuori, in una dimensione aerea. Ma non si dimora soltanto nel settimo chakra, è indispensabile mettere radici, iniziare dalla base. Mi è servito tempo per comprenderlo e molta umiltà.

Quella stessa umiltà necessaria a non smettere mai di riconoscere chi può ispirarti ancora, anche se insegno da tempo e ho cercato negli anni di andare sempre a conoscere i migliori maestri del mondo, ancora oggi penso che imparare sia una vertigine meravigliosa a cui non voglio rinunciare. Diffido solo di chi propone nuove tecniche o afferma di aver inventato uno stile. Non c’è da inventare, da studiare sì, tanto, sempre.

Così affascinata dalle splendide amache, dai movimenti leggeri, dall’assenza di gravità che permette di godere solo degli aspetti benefici delle posizioni ribaltate (allungamento della colonna vertebrale, maggior ossigenazione del cervello, ringiovanimento…), ho deciso di intraprendere un ulteriore percorso di insegnamento che ho portato a termine insieme a mia figlia, a 12 anni è diventata la più giovane insegnante di Yoga in Volo del mondo.

A convincermi è stata la bravura e nel contempo la modestia delle due formatrici, Elisa e Guendalina. Nessuna prosopopea per i riconoscimenti ricevuti, anzi: «Noi non abbiamo inventato niente, anticamente in India si praticava yoga in sospensione con un sistema di corde, la novità consiste solo nell’amaca, morbida, elastica, resistente». Un brevetto americano, che non teme imitazioni, sono unici la sensazione di libertà e sicurezza, il sentirsi avvolti e protetti.

Ero pienamente appagata dalla mia pratica, eppure l’amaca ha aggiunto ancora qualcosa: leggerezza, piacere di restare raggomitolata e sospesa, immediatezza nell’allineamento del corpo, rilassamento incantevole.

Quindi ho scelto di insegnare anche Yoga in volo affiancandolo al Kundalini e all’Hata per condividere le sensazioni di gioia che provo nel praticare sospesa.

Jim Morrison cantava: «Before I sink into the big sleep / I want to hear / I want to hear / The scream of the butterfly». Si può addirittura diventare farfalle

 

Federica Morrone

 

 

 

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