Il tempo del mio sé.

Correre, andare avanti e di qua e di là, come se ogni giorno scappassi da qualcosa. Mi sento di vivere un paradosso:  essere rincorsa e rincorrere allo stesso tempo. All’angolo della strada della vita c’è sempre lei. Non vogliamo saperlo, non vogliamo che se ne parli. Vogliamo solo che quell’incontro accada quando deve accadere e il più velocemente possibile. Non che lei sia disposta a parlare, né noi vogliamo farlo. Abbiamo però paura di ritrovarci anche solo per un istante di fronte a noi stessi, perché l’impegno che abbiamo preso con noi stessi è chiaro: mai fermarsi a osservare, mai ascoltare. Solo correre. Correre dietro ai nostri bisogni, alla ricerca di un’emozione, per arrivare a fare tutto, mentre i pensieri si passano il testimone in una corsa a staffetta senza fine. Con la stessa foga, lasciata la macchina in garage, mi sono avviata su una salita nel tentativo impossibile di colmare il ritardo. Vorrei andare altrove, i miei pensieri sono altrove. Mio figlio è caduto dal motorino, lo smalto di cinque giorni fa, il telefono che ringhia, la pioggia che non smette. Sono in ritardo. Se mi chiedessero dove mi trovo, risponderei: sono in ritardo. Il ritardo è la mia dimensione esistenziale. Ma devo correre perché sono rincorsa dal fondo della mia agenda. Nell’immaginario collettivo sono un’insegnante di Yoga. In equilibrio e pace col mondo. Concessami l’aureola da un corso di formazione e anni di pratica presso un’insegnante qualificata, non mi si immagina in queste condizioni. Ma adesso non ho voglia di aspettare, ho deciso di voltare l’angolo e vedere che faccia ha la Signora da cui tutti scappano. Così, senza pensieri, senza giudizi ho deciso di giocare la partita. Così pensavo quando ho girato l’angolo ed è girata la mia vita. Non che oggi la mia agenda sia meno intensa, ma almeno so che sono io a scriverla e posso decidere le priorità di quell’elenco. Le priorità della tua vita sono la qualità della tua vita. Non le può scrivere nessuno per te ma ognuno crede che ci sia solo una lista possibile. Fin quando un giorno cominci a fare qualcosa d’insensato, di realmente irrazionale. Non le sciocchezze giovanili o dell’incombente menopausa. Qualcosa di apparentemente normale ma sostenuto da un vuoto della mente. Non qualcosa per stare meglio o evitare i problemi(lo sono poi davvero?). E’ arrivato il tempo del mio sé. Mi è accaduto così di rallentare e di fermarmi. Una di quelle cose che si pensano essere o pericolose o impossibili. Ho rallentato e a poco a poco mi sono fermata. Fermandomi mi è successo di ascoltare, di farlo come mai prima, e ho trovato un momento di assoluto silenzio. E’ durato un momento. Il tempo del sé. Era bello ma sembrava uno spazio senza novità. Ma poi sono uscita da quel silenzio e ogni rumore si è fatto di nuovo sentire. Mi sono guardata intorno come un marinaio che scruta l’orizzonte. Allora ho pensato che la capacità di rinnovarti è la capacità di rinnovare la tua mente. Puoi avere qualunque tipo di preparazione e di abilità ma continuare a farti trascinare via dalla corrente della vita. Devi riconoscere quando i tuoi pensieri si sono fissati in uno schema e interrompere quella sequenza. Per farlo ti devi fermare ed ascoltare ed entrare così in uno stato di silenzio. Poi ti risveglierai e tutto sembrerà lo stesso. In realtà non lo è più perché tu sei cambiata. Hai guardato  oltre l’ultimo orizzonte. Tutto è cambiato, perché ti sei rinnovata. E’ arrivato anche per te il tempo del sé.

 

Barbara Conte

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